09 Elva testo - sitobici

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Alpi trekking mtb
Lunghezza: km 61,000
Ciclabilità: 100%
Sterrato: km 14,500
Quota min: m 783 slm
Quota max: m 2.453 slm
Dislivello positivo: 1.554 m
Dislivello negativo: 2.404 m

Tappa 9

da Elva a Demonte
dalla val Maira alla valle Stura
Elva 1.633 m - Ponte Marmora 948 m (km 9,7) - Canosio 1.238 m (km 14,5) - Borgata Preit 1.548 m (km 18,0) -
Colle d. Preit 2.083 m (km 23,7) - bivio rifugio Gardetta 2.308 m (km 26,8) -
Colle Valcavera 2.421 m (km 38,4) - Demonte 783 m (km 61,0)
     Tappa particolarmente intensa, ricca di motivi di interesse quanto mai diversi l’uno dall’altro: in pochi chilometri si passa dai colori forti del Maestro d’Elva alla grigia roccia del Vallone dell’Orrido, dal verdeggiante vallone di Marmora ai reperti geologici dell’altopiano della Gardetta, dalla svettante Rocca Meja allo spettacolare vallone dell’Arma.

da Elva (1.633 m – km 0) a Ponte Marmora (948 m – km 9,700)
     La tappa inizia in discesa in direzione del fondovalle della val Maira, percorrendo la stretta e tortuosa strada detta del Vallone dell’Orrido, una sottile striscia di asfalto scavata a strapiombo nella roccia.
     Il tratto presenta alcuni passaggi vertiginosi, certamente da fissare im immagini fotografiche, ma il biker deve fare attenzione a non esagerare con la velocità: la sede stradale è esposta alla caduta di sassi e l’eventualità di trovarne improvvisamente qualcuno davanti alle ruote non è da escludere; anche le curve sono spesso cieche e molto chiuse e se pure il traffico risulta estremamente limitato è prudente non tagliare il raggio delle stesse.
     Nel tratto compreso tra il km 5,000 e il km 8,000 sono presenti alcune brevi gallerie parasassi, ma occorre prestare particolare attenzione alla galleria, lunga un centinaio di metri, che si incontra proprio al km 8,000, buia e dal fondo dissestato.
     Il Vallone dell’Orrido termina all’incrocio con la provinciale della val Maira (m 938 slm; km 8,800), in corrispondenza di un’area picnic e di un campeggio.
     Qui arrivano la variante eventualmente seguita dal Colle Birrone (vedi km 14,000 della tappa precedente) come pure la variante che dal Colle della Cavallina (vedi km 32,400 della tappa precedente) passa per Stroppo toccando le frazioni San Martino e Paschero.
     All’incrocio si svolta a destra, risalendo la valle fino in località Ponte Marmora (m 948 slm; km 9,700), fontana, ove si prende sulla sinistra la deviazione per il vallone di Marmora.
     Il bivio è anche punto di partenza di un crono test che raggiunge il Colle di Esischie.

da Ponte Marmora (948 m – km 9,700) al Colle del Preit (2.083 m – km 23,700)
     La strada risale con pendenze irregolari lo stretto vallone attraversando due tunnel, brevi ma non illuminati e da percorrere con attenzione, fino ad una biforcazione (m 1.181 slm; km 13,500), in località Lou Lindal: mentre dritti si va verso la frazione Marmora occorre invece girare a destra in direzione di Canosio.
     All’altezza del bivio si trovano sulla destra un campeggio costituito da alcuni tipee, le caratteristiche tende degli Indiani d’America, e un piccolo museo che raccoglie i reperti geologici rinvenuti sull’altopiano della Gardetta.
     In breve si è sulla piazza del municipio di Canosio (m 1.238 slm; km 14,500), località turistica e punto di riferimento per escursionisti e bikers che si muovono nella zona.
     Si continua a pedalare in salita superando la deviazione per il Colle San Giovanni per arrivare in località Pian Preit e, dopo due tornantini, alla frazione Preit (m 1.548 slm; km 18,000), una borgata che mantiene la tipica architettura dei borghi montani, con le case in pietra e legno addossate l’una all’altra e raccolte lungo il pendio.
     Al Preit si trova una fontana, ma un cartello ne certifica la non potabilità.

     Oltre la borgata la strada si restringe, continuando a salire con una successione di rampe dalla pendenza sostenuta; usciti sul pianoro di Pratolungo (m 1.666 slm; km 19,600), nei pressi della Grange Selvest, fonte, si prosegue dritti in piano per un brevissimo tratto.
     Ripresa la salita e dopo un paio di tornanti si supera la deviazione per la località Soleglio Bue, arrivando ad un piccolo prato sulla sinistra ove si trova una fontana (km 21,700): una sia pur breve sosta è quasi d’obbligo, considerato che il prossimo tratto si rivelerà impegnativo a causa sia della pendenza sia della quota.
     L’intera zona, una ampia conca prativa ove si trova l’alpeggio Servino, è adibita a pascolo e può capitare di essere avvicinati dai cani di guardia alle greggi che comunque si limitano ad abbaiare; può essere preferibile talvolta scendere dalla mountain-bike e procedere per qualche decina di metri a piedi, per dare modo agli animali, richiamati dai malgari, di allontanarsi.
Al riguardo si tenga presente che lungo i sentieri e le sterrate che conducono ai pascoli d’alta quota, in questa valle come nella maggior parte delle valli alpine del Piemonte, sono stati affissi dei cartelli che avvisano della presenza di greggi e di cani pastore e che riportano alcune semplici norme di comportamento da tenere in caso di incontri ravvicinati.
     La strada contorna la conca con una serie di tornanti e con un ultimo traverso a strapiombo sulla valle esce al Colle del Preit (m 2.083 slm; km 23,700), nei pressi di un agriturismo. Il colle segna, oltre alla fine dell’asfalto, anche e soprattutto l’ingresso nell’altopiano della Gardetta, frequentato nelle diverse stagioni da escursionisti, bikers e scialpinisti e oggi conosciuto anche per essersi rivelato un’area di particolare interesse geologico, con rilievi condotti da esperti del settore e pubblicazioni dedicate.

dal Colle del Preit (2.083 m – km 23,700) al Colle di Valcavera (2.421 m – km 38,400)
     Dal colle del Preit si piega sulla destra, ancora in salita lungo una sterrata ampia e dal fondo prevalentemente compatto che presenta una pendenza contenuta; superati alcuni tornanti e dopo una casa isolata ci si alza fino ad un ampio pascolo pressochè pianeggiante, arrivando ad uno spiazzo (m 2.308 slm; km 26,800).
     Qui si stacca sulla destra la carrareccia che va al rifugio della Gardetta, distante poche centinaia di metri, un buon punto di appoggio in caso si preferisca spezzare la tappa.
     Tra l’altro proprio il rifugio è meta dei numerosi bikers che qui arrivano da diverse direzioni.
     Dallo spiazzo si prosegue lungo la strada ex militare che contorna l’altopiano, un gradevole e panoramico traverso con bella vista sulla Rocca Meja. Il fondo duro e cosparso di ciottoli non costituisce una difficoltà anche perché la pendenza è discontinua e veramente limitata.
     Al km 31,200 si supera un colletto (m 2.453 slm), toccando poi in sequenza il Colle Salsas Blancias (m 2.440 slm; km 33,100), il Colle Cologna (m 2.394 slm; km 33,900), ove si cambia versante, il Colle Margherina (m 2.406 slm; km 34,600), ma la segnaletica locale riporta la quota di m 2.420 slm.
     Lasciata a sinistra la laterale che sale verso il Colle del Mulo e il Colle di Ancoccia si continua lungo la sterrata che con andamento leggermente ondulato raggiunge i ruderi di alcune caserme (m 2.408 slm; km 36,200); ignorata la deviazione che a destra scende verso Sambuco si prosegue dritti oltre un successivo colletto arrivando a pedalare nuovamente su asfalto (km 38,200).
     Immediatamente dopo si è al Colle di Valcavera (m 2.421 slm; km 38,400), con lieve scarto rispetto alla quota riportata sulla segnaletica: m 2.416 slm.
     Il colle è di fatto un crocevia: qui convergono ben tre direttrici che salgono da tre diverse vallate: dalla val Maira atttraverso Marmora, dalla val Grana passando per il Colle di Esischie, dalla valle Stura risalendo il Vallone dell’Arma.
     Proprio quest’ultima è la direzione da tenere, imboccando il ramo di destra della biforcazione.

dal Colle di Valcavera (2.421 m – km 38,400) a Demonte (783 m – km 61,000)
     La parte finale della tappa riserva ormai solo la lunga, entusiasmante, velocissima discesa attraverso il Vallone dell’Arma verso il fondo della valle Stura: una perdita di quota di circa 1.600 metri in poco più di ventidue chilometri.
     Attenzione però ai primi chilometri, segnati da una successione ravvicinata di strette curve e da una sede stradale ridotta: fare un lungo qui significa finire in un prato nel migliore dei casi ma anche rischiare di fare un salto di vari metri.
     Superate le frazioni San Giacomo (m 1.297 slm; km 51,700), Trinità (km 54,400), Fedo Sottano (km 58,400), si va a chiudere l’itinerario sulla piazza di Demonte (m 783 slm; km 61,000).
     La località offre buona scelta di strutture ricettive e di servizi.
 
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